
giovedì, 19 giugno 2008
Time: 15:41
vacanze
Passeggiando per la città Passeggiando per le strade della città vecchia spesso si intravedono passaggi dalla facciata principale dell case, alcunimolto stretti e bassi, altri larghi, ma tutti molto simili a gallerie. Seguendoli si entra nel mondo dei corridoi e delle corti tipici di Lubecca. Nei secoli scorsi il piccolo spazio tra le case o dietro alle alte case signorili era usato per erigere case più piccole e modeste. Così si è formato nel tempo un labirinto di corridoi, in cui è facile perdersi. Uno degli esempi più pittoreschi è il Glandorpshof / Glandorpsgang, Glockengießerstraße 41-53. La facciata dell'entrata principale ricorda un arco di trionfo romano del 17 secolo. La grande mano sul cancello appartiene al membro del consiglio cittadino Johann Glandorp, che morì nel 1612 e fece una donazione per la creazione di questa corte. Le piccole case all'interno del complesso, le une costruite vicine alle altre, danno ancora l'impressione di un idilliaco senso di casa. Storia similare ha il Füchtings Hof, Glockengießerstraße 25. Johann Füchting era un cittadino importante della Lubecca del 17 secolo: non era solo un mercante, ma anche un membro del consiglio cittadino, e soprattutto era ricco. Può darsi che avesse la coscienza sporca visto che fece fortuna durante la sanguinosa Guerra dei Trent'Anni, perciò decise di stabilire una fondazione di carità, dando un terzo della propria fortuna per la costruzione di questa Corte, costruita nel 1639, un complesso residenziale per le povere vedove dei marinai e dei mercanti. A suo tempo Füchtings Hof era confortevole e spazioso, Johann Füchting era generoso ma non proprio modesto, e tutti possono ancora vedere le sue braccia accogliere al cancello d'entrata in stile barocco. Nella casa alla fine della corte si può trovare un tesoro molto speciale: la stanza del direttore, o Vorsteherzimmer, completa degli arredi originali del 17 secolo. Per visitarla conttatare l'ufficio d'informazione turistica in Breite Straße 62. Camminando per Lubecca non si notano facilmente i piccoli quartieri come il Gangviertel. Si deve fare attenzione alla testa quando si passano i piccoli passaggi tra le case che portano ai cortili con piccole case, ammassate alle spalle delle storiche residenze dei mercanti o nei cortili interni di qualche condominio. Servivano per i lavoratori di Lubecca e le loro famiglie. Ci sono stanze davvero piccole nelle case, e la più piccola al numero 36 di Hartengrube ha una lunghezza di 3, 45 m, una profondità di 4, 65 m e un'altezza di 4, 59 m. La Große Kiesau è una piccola strada laterale, certamente non menzionata nelle guide, ma teatro della vita dei lavoratori del 15 secolo: povera gente, lavoratori del porto e artigiani vivevano e lavoravano qui. Ma anche nel Medio Evo era possibile elevarsi socialmente, ed alcuni dei residenti invece di abbandonare la strada preferirono costruire una nuova casa, più spaziosa e più bella per rimpiazzare quella vecchia. E altri ancora, diventati ancora più benestanti arrivarono a costruire case che sembravano le copie delle casi dei ricchi mercanti, solo più piccole. Ecco quindi che Große Kiesau racconta la storia dei suoi residenti con le sue case così differenti che si appoggiano l'una all'altra in tranquillità. Passeggiando per le strade della città vecchia, seguendo i percorsi suggeriti dalle guide per turisti, si può facilmente avere l'impressione che la Lubecca del passato fosse abitata esclusivamente da ricchi mercanti, che vivevano in una città di palazzi favolosi. La realtà era, ovviamente, molto differente. La maggior parte dei cittadini viveva in piccole case. Ancora oggi l'antica gerarchia sociale può essere vista in Hundestraße. Da un lato si possono trovare splendide residenze e ciò che rimane del convento di Santa Caterina (ora scuola elementare e biblioteca municipale). Nei giorni antichi la Königstraße era considerata la via principale della città, perciò più vi si viveva vicino, più alto era il prestigio personale. Camminando lungo la via le costruzioni diventano man mano più modeste più ci si allontana dalla Königstraße. Per avere un'immagine di come doveva apparire la Lubecca de “I Buddenbrook” si deve esplorare la Hundestraße ed i suoi dintorni almeno una volta. Se preferite viaggiare attraverso il tempo osservando l'architetture dal 14 al 20 secolo senza perdervi un solo stile, il miglior posto dove andare è Große Petersgrube. Senza una sola facciata ordinaria e noiosa, si passa dal gotico, al rinascimentale, al barocco, al rococo, classico e moderno, creando una incantevole visione d'insieme. Le ricche famiglie borghesi che vivevano qui costruivano le loro case in una combinazione unica di status symbol e rappresentatività. Se si ignora l'esempio del 20 secolo, un terrificante complesso di garage, le costruzioni di così tanti secoli creano un insieme meraviglioso, garantendo una bella impressione di come fosse la vita a Lubecca. Tempo fa, i moli del porto Holstenhafen erano affollati di navi da tutto il mondo, e una foresta di alberi si innalzava al cielo. Si può avvertire ancora un residuo di atmosfera passeggiando sul Untertrave tra Beckergrube e Engelsgrube, anche perchè ci sono vecchi lupi di mare che restano qui, nel cosiddetto Oldtimerhafen, o porto dei vetarani. Non sai mai quanti alberi scuri e carene lucenti si possono vedere qui, perchè ogni vascello è proprietà di privati che si ancorano qui tradizionalmente. Normalmente il più alto numero di navi si può trovare qui tra ottobre ed aprile, quando la navigazione non è particolamente facile. E molti degli orgogliosi capitani apprezzano le persone che ammirano le loro navi. Se chiedete gentilmente c'è la possibilità che vi accettino a bordo. Molti si fermano stupiti di fronte alla costruzione nella Piazza del Mercato: è nuova od antica? Le colonne di cemento non sembrano abbastanza vecchie, ma la parte superiore sembra arrivare direttamente dal Medio Evo. E cosa dovrebbe essere? La risposta è il Kaak. Costruito nel 15 secolo, era un luogo di punizione per i mercandi disonesti che avevano truffato i loro clienti al mercato. Ad esempio, chi cercava di vendere burro rancido era costretto a stare fermo con il burro sulla testa, che si scioglieva pian piano. Più tardi, quando la punizione smise di essere un divertimento per la folla, il Kaak venen usato come magazzino, e nel 20 secolo divenne sede di un'agenzia di viaggi. Durante la Seconda Guerra Mondiale non accadde nessun danno al Kaak, fu il gusto degli anni '50 a farlo. Nel 1952 si decise che il Kaak non era più un'attrattiva e venne distrutto. Per fortuna l'ufficio municipale riuscì a preserare alcune delle pietre della costruzione e nel 1986 il gusto cambiò nuovametne. Il Kaak venne considerato nuovamente una fonte di attrazione turistica e venne ricostruito. Ovviamente ci sono ancora delle critiche alle colonne di cemento. Anche a molti residenti di Lubecca il nome 'Kaisertor' non risulta familiare. I bastioni delle mura quasi lo seppelliscono ed è nascosto dietro a degli alberi, così risulta il meno impressionante e meno cosciuto delle tre rimanenti porte della città. Quando fu costruito? Non rimane nessun documento a testimoniarlo. E, cosa ancora più importante, perchè fu costruito? Il Mühlentor dista solo 100 metri. Il Kaisertor è presumibilmente del 1290 e fu costruito su ordine del Vescovo di Lubecca. E' plausibile che volesse dimostrare la sua indipendenza dalla città avendo un'entrata diretta la quartiere della cattedrale. In qualche anno sconosciuto la porta fu chiusa, e quando le fortificazioni furono rinnovate nel 1532 la metà più alta della porta venne inclusa in esse. Il piano superiore fu distrutto nel 1644 e fu solo nel 1826 che il Kaisertor venne restaurato con la costruzione della nuova scuola di navigazione nella sua parte alta, e la porta fu riaperta nel 1899. Ma nessuno conosce la reale motivazione della costruzione di questa porta d'accesso alla città. Non è realmente una sorpresa che non tutte le chiese in Lubecca siano costruzioni medioevali gotiche in mattoni. La Kreuzkirche (Chiesa della Santa Croce) è infatti un po' inusuale. Quando i protestanti crebbero come congregazione nella seconda metà degli anni '50, la vecchia Cappella della Santa Croce divenne troppo piccola per le loro esigenze. Così si creò una competizione di archiettura, vinta da un archietto di Amburgo, Friedhelm Grundmann. Il suo progetto si basava soprattutto sull'uso di cemento, fortemente criticato. A dispetto di tutte le critiche, la costruzione iniziò nel 1969 e durò due anni. Da quel momento la chiesa e il suo parco vennero conosciuti come lo Scudo di Dio. D'altra parte esso rappresenta un pezzo unico di archiettura ecclesiastica. Il Malerwinkel, o Angolo dei Pittori, merita il suo nome. Il pittoresco panorama è stato l'ispirazione per un numero imprecisato di artisti ed è diventato uno dei più popolari soggetti per le fotografie. L'impressionante insieme delle chiese di Santa Maria, di San Pietro e, sulla destra, della Cattedrale sullo sfondo garantisce un piacevole contrasto con i vecchi magazzini e le modeste piccole case lungo il fiume Trave. Un po' in disparte, il Malerwinkel può essere raggiunto da Wallstraße, partendo dalla Holstentor. I Magazzini del Sale, o Salzspeichers, sono situati subito dopo il ponte Holstenbrücke e formano una linea di sei magazzini. Sono quanto rimane del commercio che per secoli portò ricchezza a Lubecca: il commercio del sale. Anno dopo anno innumerevoli vagoni pieni di sale venivano commerciati da Lubecca alla Scandinavia e alle zone del Baltico con cui era in rapporti la città. La domanda era altissima, visto che non esistevano mezzi artificiali di refrigerazione il sale era vitale per preservare le grandi quantità di pesce che venivano esportate in tutta Europa. Possiamo immaginare tale richiesta valutando gli ampliamenti che i Magazzini ebbero nell'arco di duecento anni: la costruzione più antica risale al 1558, mentre l'ultima fu eretta al più tardi nel 1745. Nel 19 secolo i Magazzini del Sale divennero obsoleti e furono chiusi con l'intento di demolirli. Ma nel 1921 vennero restaurati, trasformati in grandi magazzini per l'abbigliamento, e Lubecca mantenne il suo caratteristico profilo cittadino. Caratteristica di Lubecca è la produzione di marzapane. Il negozio più famoso è Niederegger, che produce marzapane da una ricetta gelosamente custodita dal 1806. Al piano terra del negozio, in Breite Strasse si possono assaggiare marzapane e cioccolatini, al piano superiore c'è il Niederegger Café e al secondo piano il Museo del Marzapane traccia la storia della produzione di questo dolce alle mandorle.
Kyx
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giovedì, 19 giugno 2008
Time: 15:40
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Il Museo di Sant'Anna Il monastero e la chiesa associata furono costruiti molto vicini a causa del poco spazio disponibile fra il 1502 e il 1515 in uno stile tardo gotico in mattoni. Il monastero fu utilizzato soprattutto come ospitale per le donne non maritate, cittadine di Lubecca. Dopo pochi anni il monestro fu però chiuso con la Riforma. Nel 1610 divenne un ostello per i poveri e una parte del monastero fu adibita a prigione. Nel 1834 parte del monastero e della chiesa furono bruciati, e durante il restauro la chiesa venne del tutto demolita, lasciandone solo alcune rovine. La maggior parte delle stanze al piano terra del monastero sono state preservate nelle condizioni originali: il chiostro, il refettorio, il capitolo e la sacrestia. Nel 1912 il senato della città anseatica decise di destinare il monastero a museo, che aprì nel 1915. In questo museo è contenuta la più grande collezione di arredi sacri della Germania, incluso il Grande Altare, l'unica grande pala di altare gotico originale rimasta a Lubecca. Altre furono donate dalle gilde dei mercanti, tra cui l'altare di San Luca, l'altare del Viaggiatore, l'altare di Sant'Antonio, l'altare della Passione, un trittico di Jacob Van Utrecht. Altro pezzo degno di nota è il Gruppo di San Giorgio dello scultore Henning von der Heyde, oltre a dipinti, sculture romantiche e gotiche e la Madonna di Niendorf. Vi è poi una speciale collezione di coppe, ciotole, arredi ed oggetti in oro ed argento che testimoniano la bravura artistica degli artigiani e l'alto stile di vita dei cittadini di Lubecca. Lo sviluppo della potenza della classe media, dal Rinascimento al Classicismo, si può vedere in diverse stanze, in parte donate da privati della città La Casa dei Buddenbrooks – Buddenbrookhaus Il figlio più famoso di Lubecca è Thomas Mann, che vinse il premio Nobel per la letteratura nel 1929 per la sua novella I Buddenbrook. Thomas Mann era famoso in tutto il mondo negli anni '30, e la sua critica feroce al Nazismo lo rese impopolare in Germania, così decise di non rimpetriare da un viaggio di lavoro e rimase in Svizzera. I nazisti gli confiscarono le proprità e imposero all'Università di Bonn di stracciare la sua laurea onoraria. Chissà cosa pensarono i nazisti quando il risultato di tale atto dispregiativo fu che le maggiori università europee conferino a Mann lauree ad honorem. Durante la seconda guerra mondiale Mann visse negli Stati Uniti, ed al termine della guerra tornò in Svizzera, dove morì nel 1955. Thomas Mann scrisse I Buddenbrook a 26 anni, e la prima pubblicazione risale all'ottobre 1901 in due volumi. Inizialmente non ottenne il favore del pubblico, anche se un critco predisse che col tempo sarebbe diventato un successo e molte generazioni l'avrebbero letto. A tutt'oggi il libro viene considerato un classico della letteratura tedesca e il linguaggio usato è ancora moderno e leggibile dopo più di un secolo. Le vicende del libro accadono nella casa dei Buddenbrook, in Mengstraße 4, un tempo di proprietà del nonno di Mann. Thomas e suo fratello Heinrich, scrittore prolifico anch'egli, passarono parte della loro gioventù in questa casa. Racconta la storia di una ricca famiglia borghese di Lubecca, i Buddenbrook, ed il declino della moralità e delle fortune della famiglia durante il 19 secolo. La casa fu danneggiata durante la seconda guerra mondiale, ma la sua bellissima facciata fu restaurata ed all'interno ospita il Centro Thomas and Heinrich Mann, raccomandato solo agli appassionati di letteratura tedesca. Non meno famoso è lo scrittore Günther Grass, nato a Dazica e vincitore del Nobel per la letteratura nel 1999. Nella Günther Grass Haus, Glockengießerstraße 21, la letteratura dell'autore non viene ignorata ma si focalizza sugli aspetti meno conosciuti del suo genio: pitture, sculture, dipinti. Il Castello - Burgtor Ci sono diverse strade che usano la parola tedesca per castello (Burg), un vecchio monastero, perfino una porta della città vecchia, ma dov'è il Castello? Non occorre cercarlo: il castello fu distrutto nel 1225. I soldati danesi lo avevano occupato rimanendo a Lubecca per 23 anni, così quando se ne andaro i Lubecchesi distrussero il Castello, ad eccezione della prta che ora serve come porta nord della città. Intorno al centro danese fu eretta una costruzione romantica, e nel 1444 fu dotata della facciata gotica che possiamo vedere ancora oggi. Solo il tetto sembra un poco inusuale per via della copertura barocca a cupola che ha sostituito l'alto tetto gotico che andò in fiamme nel 1685. La porta Burgtor è l'unica delle porte della città di Lubecca ad aver preso parte ad una azione militare: nel 1806 un battaglione svedese da Lauenburg stava cercando di scappare dall'avanzata delle truppe francesi, ma non ottennero il permesso di accedere alla città. Perciò i cannoni svedesi si aprirono la strada attraverso il Burgtor, gli svedesi entrarono in città, requisirono le navi nel porto e sparirono. Fu davvero una fuga fortunata, perchè l'indomani 20.000 francesi e prussiani si scontrarono nella piana davanti al Burgtor.
Oggi buona parte delle mura cittadine di epoca medievale, come il Burgtor, che risale al 1320, sono state preservate e la posta stessa ha mantenuto la sua forma originale.
Al Burgtor su può trovare il Zum goldenen Anker, storico pub e ristorante risalente al 1439 e considerato il più vecchio di Lubecca. La casa offre una visione storica sia agli occhi che al palato, permettendo di gustare un'ottima (e poco costosa) cucina casalinga. Un boccale di birra costa circa 2 euro.
Kyx
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giovedì, 19 giugno 2008
Time: 15:39
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Il Convento di Santa Caterina Pare ovvio a tutti che il campanile di Santa Caterina non ci sia più. In realtà non fu mai pianificato, non per carenza di fondi, ma per onor dimodestia. Santa Caterina è infatti il convento dei frati francescani di Lubecca, e il loro ordine comanda umiltà e modestia, pertanto il campanile fu considerato ome una decorazione inutile. Il coro fu finito all'inizio del 1300, mentre la navata centrale fu costruita tra il 1335 e il 1358. La raccolta di fondi non fu un problema, poichè sin dalla Peste Nera i francescani ottenerono grandi finanziamenti dalla popolazione sana, preoccupata per la salvezza della sua anima. I frati francescani dovettero abbandonare Lubecca a causa della Riforma Protestante, e il monastero venne trasformato in una scuola nel 1531 e la chiesa divenne Luterana. Durante l'occupazione napoleonica (1806-1813), Santa Caterina venne usata come un magazzino militare, ospedale e ricovero per cavalli. Dopo la partenza dei francesi la chiesa non venne più usata per officiare funzioni religiose, e fu utilizzata in modi diversi: come magazzino, per concerti ed esibizioni, fu perfino sede di una fiera espositiva nel 1923. Infine divenne sede di un museo. A dispetto di quanto si potrebbe pensare, gran parte dell'arredo originale è sorprendentemente rimasto intatto. Il “Risveglio di Lazzaro” del Tintoretto è il dipinto più famoso, ma anche il ricco crocifisso del Cristo Trionfatore (circa 1450) merita di essere ammirato. Come altra prticolarità va detto che la chiesta ha un coro a due livelli, e dal piano superiore si ha una visione suggestiva della navata. Sant'Egidio è molto differente dalle altre quattro chiese della città vecchia, per via delle sue modeste dimensioni. Se non fosse per via dell'alto campanile, si potrebbe immaginarla come una chiesetta di campagna. Tale modestia è dovuta al background sociale del quartiere: questa parte della città era il quartiere degli artigiani che non potevano permettersi una costruzione grande e rappresentativa. Non sappiamo con esattezza quando iniziò la costruzione, ma nel 1227 la chiesa era già terminata. Il coro è costruito sulla painta di una basilica romanica con tre navate, insolitamente alte. Ma solo pochi elementi romanici sono rimasti in Sant'Egidio per via dei restauri in stile gotico del 14 e 15 secolo. Mentre l'esterno della chiesa è molto semplice, l'interno è molto ricco e suggestivo, poichè la chiesa non venne danneggiata durante le guerre e dà un'immagine perfetta di come dovevano essere le chiese di Lubecca in origine. Da vedere la balconata del coro in stile rinascimentale (1587), l'altare barocco (1701) e il grande organo del 1626, unico esempio sopravvissuto dello stile amburghese. La Chiesa di San Pietro La costruzione della chiesa gotica di San Pietro iniziò nel 1220, e fu ampliata nel 15 secolo. Così, da una basilica a tre navate, divenne una cattedrale a cinque navate della stessa identica altezza. Il campanile ottenne le sue quattro caratteristiche torrette d'angolo non prima del 1417, quando vennero costruiti altri due piani. I ricchi interni furono completamente distrutti quando San Pietro venne colpita durante un attacco aereo nel 1942. I danni furno costinteni, e la ricostruzione terminò solo nel 1987. Al giorno d'oggi in San Pietro vengono tenute mostre itineranti di arte contemporanea e concerti. Un ascensore porta ad un punto panoramico sul campanile che consente una visione eccellente della Città Vecchia. La Chiesa di San Giacobbe Con la sua architettura gotica a mattoni e l'alto campanile, San Giacobbe è in sintonia perfetta con le altre grandi chiese di Lubecca. Il suo campanile, però la rende unica: quattro grandi sfere di rame barocche alla base. Presumibilmente la costruzione di San Giacobbe iniziò nel 1276 da una basilica romanica. Nel progetto iniziale avrebbe dovuto avere due campanili come Santa Maria, ma pare che le fondamenta diedero qualche problema e si ripiegò su un campanile solo che venne distrutto nel 1627. Si progettò quindi un tetto barocco per la ricostruzione, ma avrebbe rovinato lo stile della chiesa, per cui si raggiunse un compromesso: un alto campanile gotico con una base barocca. Le quattro torrette angolari di San Pietro erano considerate eccellenti, ma poichè la semplice imitazione non era sufficiente, il campanile venne decorato con le quattro sfere di rame. San Giacobbe rimase intoccata dalla Guerra, cosicchè l'interno è ancora originale. La fonte battesimalealtare gotico (1502) sono spettacolari, mentre i due organi del 1466 e del 1504 sono tesori ancora suonati durante le messe. (Sabato ore 17). (1466) e l' Il Duomo, la Cattedrale di Lubecca La cattedrale è una costruzione in mattoni iniziata nel 1173 in stile romanico, fu terminata attorno al 1230, ma fra il 1266 e il 1335 fu convertita in una costruzione in stile gotico con le navate laterali della stessa altezza di quella principale (circa 20 m). Fu parzialmente distrutta durante un bombardamento nel 1942, quando il coro collassò, distruggendo l'altare del 1696, le torri collassarano a causa dell'incendio sprigionatosi e l'organo fu distrutto dal fuoco. Fortunatamente buona parte degli altri arredi fu salvata. La ricostruzione della cattedrale richiese molti decenni, poichè fu data priorità alla ricostruzione della Chiesa di Santa Maria,e i lavori terminarono solo nel 1982. Secondo la leggenda, nell'8 secolo Carlo Magno mentre cacciava i Sassoni inseguì a lungo un cervo, e quando finalmente lo catturò non lo uccise nè lo tenne in cattività, bensì prese una catena d'oro e la mise alle corna del cervo. Quattrocento anni dopo, quando i Sassoni furono convertiti al Cristianesimo, un altro uomo era a caccia, Enrico il Leone, il fondatore di Lubecca, che si separò dai suoi uomini per riflettere. Egli voleva costruire una chiesa, ma non aveva abbastanza ricchezza per questo. In quel momento gli apparve davanti un maestoso cervo, con una catena d'oro cui pendeva una croce tempestata di diamanti sulle corna. Egli prese questa visione come un segno di Dio, prese la croce e subito il cervo scomparve, ma ormai il giovane duca possedeva abbastanza ricchezza per costruire la chiesa.
La Chiesa di Sant'Egidio
Kyx
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giovedì, 19 giugno 2008
Time: 15:37
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La Chiesa di Santa Maria - Marienkirche La Chiesa di Santa Maria è una delle più impressionanti chiese tedesche. E' uno dei primi esempi di costruzioni gotiche a mattoni che identificavano le citta della Lega Anseatica del nord della Germania. Anche se Lubecca ha cinque chiese gotiche a mattoni, Santa Maria le surclassa tutte non solo per le dimensioni quanto per la bellezza. La costruzione della chiesa è iniziata nel 1250 ed il piano originale prevedeva una navata singola. L'ondata di stile francese attraversò la Germania durante il 13 secolo e raggiunse il nord in tempo per modificare il piano di costruzione in una chiesa a tre navate. La magnificenza della chiesa che fu costruita in un secolo mostra la flessibilità e la bellezza dello stile gotico e del'uso dei mattoni come materiale da costruzione. L'uso dei mattoni nelle chiese gotiche le fa apparire sia più grandi che più maestose che se fossero state costruite in pietra. La Chiesa di Santa Maria servì come prototipo per le successive chiese gotiche in mattoni che furono erette nel nord della Germania e oltre durante il tardo Medio Evo. Nessuna di queste rivaleggia con la navata alta 38.5 metri -la più alta navata in mattoni del mondo. Le sue due slanciate torri di mattoni furono completate nel 1350 e svettano a 125 metri, più impressionanti di ogni altro materiale edile medievale. L'interno ha la leggerezza tipica delle chiese gotiche. Come molte altre chiese simili nella regione, l'interno ha colori chiari per completare l'effetto visivo della luce che entra dalle grandi finestre gotiche. La chiesa fu danneggiata durante una bombardamento nel 1942 e molti degli originali arredi interni bruciarono. La curiosità è che pur danneggiando i dipinti più recenti, il fuoco riportò alla luce le decorazioni policromatiche originali del 13° e 14° secolo, ormai dimenticate. Tali decorazioni sono state restaurate dopo la guerra e sono state riposizionate all'interno della chiesa. L'orologio astronomico fu costruito fra il 1561 e il 1566 ed era considerato un vero tesoro di arte sacra e profana. Era posizionato sull'alatre maggiore nell'ambulatorio, ma fu completamente distrutto nel 1942. Il nuovo orologio astronomico è stato costruito nel lato est del transetto nord nelal cappella della Danza delle Morte. Fu costruito da Paul Behrens, che vi dedicò la vita, raccogliendo fondi e costruendone i pessi egli stesso. La faccia dell'orologio è un duplicato semplificato dell'originale. Con un complicato meccanismo l'orologio mostra le posizioni dei pianeti, le fasi di sole e luna, i segni dello zodiaco (astronomici, non astrologici), la data della Pasqua. A mezzogiorno suonano le campane e le figure intorno al Cristo si animano. Le figure erano in origine Elettori, dopo la ricostruzione sono ora i rappresentanti di otto differenti razze e popoli del mondo. Sul retro della chiesa ci sono due campane che caddero dalla torre sud dopo il bombardamento e l'incendio. Giacciono dove caddero come monito alla distruttività della guerra. Fuori dalla chiesa vi è una statua moderna (1999) di un diavolo seduto su uno spunzone di roccia. Secondo la leggenda, il diavolo era convinto che la chiesa che si stava costruendo fosse in realtà una locanda. Anticipando il piacere che gliene sarebbe derivato decise di aiutare i costruttori che progredirono velocemente nei lavori. Quando divenne chiare che la costruzione sarebbe diventata una chiesas, il diavolo ingannato agguantò questo sperone di roccia – i segni dei suoi artigli sono tutt'ora visibili – e decise di distruggerne i muri. Riuscirono pare a convincerlo a non distruggere la chiesa dicendogli che sarebbe stata costruita lì vicino una locanda – la cantina della adiacente Rathaus. La Chiesa di Santa Maria è aperta tutti i giorni dalle 10 del mattino fino alle 6 di sera. Sul retro di Santa Maria, in Alfstraße 36 c'è il pub e ristorante Brauberger, in una delle più antiche cantine di Lubecca, risalente al 1225. Distillano le proprie birre, la Zwickel e la Winter Beer, servono piatti regionali e specialità bavaresi entro i muri risalenti al 13 secolo. E' il posto ideale per sperimentare la vera Bavaria, con tanta birra, buon cibo ed una atmosfera tipica.
Kyx
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giovedì, 19 giugno 2008
Time: 15:36
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La Lega Anseatica La Lega Anseatica, o semplicemente Ansa, fu stabilita durante il 13 secolo da una gilda di mercanti. Fu presto modificata in una confederazione di città che si legarono per promuovere il commercio, auspicando il libero comemrcio, anche se più nel senso di libero fra i propri membri piuttosto che in senso assoluto. La Ansa ebbe il suo culmine durante il 14 e il 15 secolo. Durante questo periodo la Ansa divenna la più potente forza politica del mondo di lingua tedesca. La Ansa era generalmente a favore della pace, poichè la pace porta commerci, ma non erano restii ad entrare in guerra se questo poteva favorire i propri interessi. Il culmine del potere economico della Ansa ed il culmine della sua forza militare coincise con la messa al bando della Danimarca dalla regione est del mar Baltico alla fine del 14 secolo. La Ansa non aveva una costituzione formale o procedure prefissate, ma attraverso incontri non molto frequenti, solitamente in Lubecca, i rappresentanti delle citta dibattevano gli obiettivi e prendevano le decisioni del caso per consenso. In totale circa 164 città fecero parte della Lega. Anche se le città della Lega erano soprattutto i porti del nord della Germania che si affacciavano sul Mar Baltico, molti membri erano città dell'interno che fornivano materiale dalle miniere, legname, prodotti dell'agricoltura, che venivano commerciati con l'area del Baltico. Le città della Lega, inclusa Lubecca, erano solitamente governate da piccole elite borghesi che generalmente avevano qualche scrupolo nel vessare le classi inferiori. Non c'era una vera regola, ma tendenzialmente le città in mano ai nobili non venivano ammesse nella Lega. Il declino della Lega Anseatica fu dovuto allo sviluppo degli stati nazionali che sfidarono il monopolio della Lega sul commercio. Durante il 16 secolo, la Ansa venne estromessa da Londra ed Amsterdam, e alla fine del secolo era ormai un'ombra della potenza passata. Il colpo finale lo diede la Guerra dei Trent'Anni (1618-48). Circa un terzo della popolazione totale della Germania morì durante questo periodo, la maggior parte per le carestie. In termini di percentuale di popolazione morta fu la guerra peggiore nella storia tedesca, e probabilmente della storia dell'intero continente europeo. La guerra coinvolse i vari stati tedeschi, Austria, Spagna, Francia, Inghilterra, Olanda, Danimarca e Svezia e segnò la fine della Lega Anseatica: i percorsi commerciali erano cambiati, molte aree erano impoverite, e la Svezia occupò molte delle città anseatiche della costa nord della Germania. L'ultimo incontro della Lega Anseatica avvenne nel 1669, ma la Lega era defunta molto prima: solo sei città parteciparono all'ultimo incontro nella città di Lubecca. Lubecca iniziò a declinare dal 17 secolo in poi. Il cambiamento delle rotte commerciali significò che il suo accesso al Mar Baltico era orma un piccolo vantaggio. Gli svedesi preferirono usale la città di Wismar, che controllo tali rotte fino all'inizo del 19 secolo, quando la Prussia diede preferenza a Stettin (al giorno d'oggi in Polonia). Gli olandesi navigavano intorno alla Danimarca piuttosto che scaricare i cargo ad Amburgo e farli portare a Lubecca. Amburgo, che era città di secondo piano durante la Lega Anseatica, venne presto eletta ad accesso all'Atlantico e a cancello della Germania sul mondo. Si può avere una visione d'insieme sulla storia medievale di Lubecca al Museo Sant'Anna, all'interno di quello che era un convento agostiniano del 16 secolo, che ospita ora la più significativa collezione di arte ecclesiastica medioevale tedesca. Da vedere la squisita collezione di paramenti liturgici e oggetti risalenti al medioevo e la mostra sulla vita quotidiana dei cittadini della Lega Anseatica con alcune stanze perfettamente ricostruite.
Kyx
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giovedì, 19 giugno 2008
Time: 15:35
vacanze
Il centro storico di Lubecca – La città vecchia Il centro storico di Lubecca sorge su un'isola nel Fiume Trave. Fu costruita seguendo i principi di difesa della tecnologia militare medievale, facendo si che Lubecca crescesse fino a diventare una delle più ricche cittò tedesche del Medio Evo. La pavimentazione delle strade della città vecchia è rimasta quella originale, permettendo che l'intera isola fosse inclusa nel Patrimonio Culturale dell'UNESCO. Più di un centinaio di edifici fanno parte di tale partimoni, compresi i magnifici edifici gotici a mattoni. Lo stile olandese dei tetti fu a lungo il favorito per le famiglie benestanti della città e molte case sono sopravvissute. La Porta Holsten – l'Holstentor L'entrata preferita all'isola è la via che passa sotto la Porta Holsten, l'Holstentor. Questa porta fortificata fu costruita al termine del 15 secolo più con finalità d'immagine che di difesa. La porta è sulla strada principale e di fronte ai muri difensivi. La porta è costruita in mattoni, con due piccole torri circolari. E' il simbolo di Lubecca e il soggetto della maggior parte delle fotografie dei turisti, con la facciata gotica in mattoni della Chiesa di San Pietrto alle spalle. Ma la facciata che da sulla città vecchia è di maggior pregio, con decorazioni e archi romanici ciechi. Le torri ospitano oggi un museo di storia della Lega Anseatica. Nella prima stanza una gigantesca mappa dell'Europa immerge il visitatore nelle rotte del commercio. Si possono toccare le pellicce, la lana, e perfino lo stacafisso che venivano commerciati. Vengono mostrati stili di costruzione navale e di stivaggio del carico. C'è un inusuale assortimento di armi e strumenti di tortura tradizionali e un modello in scala in legno della città costruito nelle scuole dai bambini nel 1934, quando Hitler volle usare la città come simbolo della superiorità tedesca. Le vedute principali di Lubecca sono prevalentemente di di costruzioni di mattoni in stile gotico, con arcate aperte a livello della strada ed usate per la compravendita. Le torrette a candela sono uno dei motivi ripetuti nell'architettura gotica delle citta della Lega Anseatica Il municipio – Rathaus Ricostruito ed ampliato durante i secoli, l'imponente municipio è un mosaico di differnti stili architettonici. La costruzione originale è del 1230 mentre la Casa Lunga, la Lange Haus è stata aggiunta nel 1298 ed ampliata nel 1442 con una sala principale decorata. L'ultimo grande cambiamento risale al 1570, con la costruzione di un edificio in stile rinascimentale olandese in pietra gialla sull'ala che si affaccia su Breite Straße. Il municipio è ancora sede del consiglio della città e può essere visitato con visite guidate. La Sala della Ansa, l' Hansasaal, dove si incontravano i signori della Lega Anseatica è all'interno del municipio.
Kyx
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venerdì, 26 ottobre 2007
Time: 15:53
vacanze, parole e poesie
Una She Wolf in Irlanda. Il viaggio inizia in un caldo e ventilato pomeriggio di primavera, a metà maggio, dove riceviamo una conferma dell’inefficienza delle ferrovie italiane: l’intercity per Pisa arriva con oltre una mezzora di ritardo.. e quindi corsa a prendere la coincidenza per l’aeroporto.. giuro che mi sentivo morire! Devo fare più attività fisica, oppure viaggiare su sedia a rotelle, mi si addice molto! ^_^ Salutiamo l’Italia con l’ultimo caffè, coscienti che i giorni successivi avremmo patito la mancanza di caffeina.. Ah, il caffè! Amo il caffè... e infatti sono stata in crisi d’astinenza continua, che ho cercato di minimizzare attaccandomi alla brodaglia che ti servono all’estero. Con scarsi risultati, lo ammetto. Arriviamo a Dublino, e ci accoglie una tiepida giornata che ci fa ben sperare per il proseguio della vacanza. Ah, poveri stolti! La prima cosa che ho imparato è che in Irlanda non serve l’ombrello: c’è troppo vento! E che devo tenere i capelli legati, pena la morte per soffocamento. L’arrivo all’ostello è facile, ma un po’ sconcertante: tutta Lower Gradiner Street e le vie limitrofe sono piene di ostelli, B&B, GuestHouse. Sembra che abbiano voluto ghettizzare i turisti.. uno di fianco all’altro, non vedi altro che insegne di posti dove pernottare. Il nostro ostello, l’Abraham, è pulito, e tanto basta. Abbiamo una quadrupla per noi tre, e ci è bastata appena vista la mia propensione per il disordine. Per fortuna che non avevo abbastanza vestiti nel trolley per riempire tutta la stanza! ^_^ La prima sera incontriamo Tanith, umbra in Erasmus a Dublino, che ci porta gentilmente a zonzo per la città. Al fast food conosciamo anche Elena ed Elisa, anche loro in vacanza nella capitale irlandese, e tutti insieme andiamo a farci una passeggiata per le strade della città. La cosa che ci colpisce molto è la luce che c’è: fino alle 10 di sera abbiamo fatto foto senza flash senza grossi problemi, ed è una delle cose che ci convincono (assieme al vento e alla pioggerellina) che siamo davvero nella verde Erin. Inutile descrivere la città: bisogna andarci, vederla, gustarla. Temple Bar è una zona davvero piacevole, pedonale e affollata a tutte le ore, con gli stipiti delle porte verniciati di colori brillanti, ampie vetrine e fiumi di birra che scorrono allegramente, a giudicare da quanto è ridanciana e chiassosa la gente intorno a noi. Giriamo, beviamo, giriamo ancora, beviamo ancora, e la prima sera passa velocemente mentre la stanchezza del viaggio alla fine ci fa sentire. Ci accomiatiamo e andiamo a fare tanta nanna. Grande disappunto di Eather al mattino dopo, quando scopriamo che la colazione in ostello consiste in pane, burro e marmellata. Mikky ed io la seguiamo a ruota nel momento in cui ci rendiamo conto che non c’è burro, bensì margarina.. vogliamo i grassi animali!! E poi via, a scoprire com’è fatta Dublino alla luce del giorno. E si, perché nonostante la continua pioggerellina, l’aria è luminosa, i colori risaltano e c’è tanto da vedere! La gente, il Trinity College e la sua meravigliosa biblioteca! Che luogo incantevole! Attratti dal famoso Book of Kells, antico manoscritto monastico splendidamente miniato, scopriamo che in realtà il tesoro del College è la sua biblioteca.. saliti le scale si viene avvolti da un profumo di legno e carta, un aroma che sa di saggezza e cultura. Come rendere a parole l’emozione di entrare nel sancta sanctorum del sapere? Scaffali alti fino al soffitto ( e che soffitto!) dove sono stipati antichi libri che personaggi illustri hanno potuto sfogliare nei secoli passati. Ci allontaniamo con aria sognante, e ci imbattiamo in Molly Malone, scollacciata pescivendola dublinese, protagonista di ballate tradizionali. Proseguiamo e vaghiamo per le vie del centro alla ricerca di cibo. Ripieghiamo su un kebab, nella catena di Abrakebabra. Che errore! Non fidatevi della logica: catena di fast food, cibo non sano ma buono. A meno che non amiate la carne dura come suola si scarpa ed abbondantemente affogata nelle salse. Un po’ demoralizzati proseguiamo alla volta delle cattedrali. Dopo qualche giro a vuoto (che ci ha però fatto trovare l’unico caffe degno di tale nome assaggiato in una settimana) arriviamo alla tanto agognata St. Patrick, dove ci imbattiamo in una manifestazione studentesca contro al blocco dell’immigrazione. Nei giorni successivi scopriremo che ci è stato interdetto l’ingresso nella cattedrale a causa di un gruppo di afgani asserragliati al suo interno in pieno sciopero della fame, che minacciavano di suicidarsi piuttosto di essere rimandati in patria. Con le orecchie basse per il fallimento torniamo alla St.Christ Church e scopriamo il suo meraviglioso pavimento di piastrelle originali, la cripta e la piccola teca “the cat and the rat”: ‘sti pazzi hanno rinvenuto in una canna d’organo un gatto e un topo mummificati, e li hanno fieramente esposti. Buon dio… E via con lo shopping! Mentre Mikky fa il pigro (più che altro quello che ha dormito poco e male durante la notte), Eather ed io ci lanciamo in questa attività prettamente femminile, pur se sotto l’onnipresente acquerugiola e il maledetto vento dell’ovest. Ma il tocco da maestro Dublino ce lo riserva per quella sera: lo stufato alla Murphy. Non posso descrivere la bontà di quel piatto, ma io che non traggo particolare piacere dal cibo sono andata in deliquio di fronte a quel caldo stufato di manzo che ti si scioglieva in bocca. Assolutamente consigliato a tutti! Il terzo giorno ci prendiamo la macchina che abbiamo prenotato e andiamo a Kilkenny. Inutile dire che sono elettrizzata. Nella mia mente vedo scorrere fiumi di morbida red irish ale, ma sarò tristemente delusa: la fabbrica della Kilkenny non accetta visitatori, a meno di prenotare con anticipo, cosa che – ovviamente – non abbiamo fatto. Ci consoliamo con la ridente cittadina, anche se siamo stati tratti in inganno dal tempo: fa freddo, molto freddo, piove, e gli ombrelli ci aspettano in ostello. Pazienza, non tutte le ciambelle riescono col buco. A coronare la sfiga della giornata, mi scoppia pure un mal di testa infame, per cui giaccio come morta sui sedili posteriori della nostra fida Gran Punto bordeaux, ma nel cielo d’Irlanda appare un segno: l’arcobaleno ci accoglie a Dublino: le cose miglioreranno. Il pub di quella sera è particolarmente carino, con arredi tipici e disegni sul muro. E c’è la Kilkenny, cosa posso volere di più dalla vita? Salutiamo Dublino e partiamo verso ovest. La prima tappa è Clonnmacnoise, sito archeologico medioevale, dove si trovano due alte croci celtiche scolpite, facenti parte di un percorso forse esoterico che ignoriamo. Il sito comprende rovine di abbazie, chiese, castelli, e un piccolo cimitero. Il tempo pian piano peggiora mentre ci avviciniamo all’Atlantico, così decidiamo di dirigerci direttamente a Galway, pittoresca città di mare, dai cordialissimi abitanti. Ci diamo alle spese folli, dopo aver preso possesso della camera nel B&B di Joan, amabile padrona di casa, pronta a dare consigli e suggerimenti e a raccontarci aneddoti relativi all’assedio di Galway da parte degli inglesi. Mangiamo un altro stufato degno di lode, e poi ci beviamo una birretta al Quey Pub, dove Eather imbocca definitivamente la strada delle red irish ale. *Proud* La nostra scelta di tentare la sorte si rivela vincente, e il giorno dopo l’implacabile cielo d’Irlanda ci regala la giornata più bella, dai colori vividi e lucenti, che ci spingono ad affrettarci verso la nostra meta: le famose Cliffs of Moher, scogliere a picco sull’oceano dove rimaniamo in contemplazione dell’orlo del mondo in un contesto che ti ispira reverenziale rispetto per la natura e la serenità di essere vivi per potersi gustare un momento del genere. Tutta la vacanza non vale quel momento, per me, ne serberò per sempre il ricordo nel cuore. Ripartiamo, trascurando il Connemara con dispiacere di Eather, per approdare a Sligo, cittadina dall’atmosfera nordica e dai prezzi esagerati! Da qui ripartiamo dopo la notte per raggiungere Belfast, ultima città del nostro itinerario. La strada è lunga e non ci imbattiamo nei famosi laghi, ma abbiamo fretta d’arrivare, nonostante il tempo sia sempre inclemente. Ma ormai ci siamo rassegnati, e vaghiamo per le strade della città spazzata dalla pioggia e dal vento che ci fanno percepire una temperatura impossibilmente bassa. Facciamo compere, giriamo per il centro e poi ci dedichiamo ai famosi murales delle due opposte fazioni: repubblicani e lealisti. Le mie simpatie vanno ai primi, ma in fondo l’unica cosa importante è che non scoppino più bombe. Il pensiero è consolante, e mi trattiene dal commuovermi di fronte alle testimonianze di un conflitto civile che ha segnato la città e la sua gente. Belfast è particolarmente bella, a dispetto del suo clima indecente, e ha l’aria di una città vera, viva, irlandese. La gente ci sorride, forse perché ci vede intabarrati e sofferenti, mentre perfino i bimbi sfidano in abitini il tempo gelido. Ma siamo stanchi, provati dalle traversate, dal tempo , dall’età, e andiamo a nanna presto, per partire l’indomani alla volta della nostra ultima tappa: Tara, la collina degli antichi Re Supremi d’Irlanda, luogo magico e mistico, la Stonehenge d’Irlanda. San Patrizio ci impartisce la sua benedizione, ma non basta a scongiurare l’ira degli avversi numi, e ci becchiamo addirittura una grandinata, sotto alla quale mi allungo per terra e rompo la macchina fotografica! Mannaggia.. per fortuna le foto sono salve, ma che giramento di scatole! Ripartiamo carichi di regali e souvenir mentre il cielo ci sorride beffardo, aprendo le nubi e regalandoci l’ultimo scorcio di azzurro. La vacanza volge al termine, salutiamo la nostra Punto e attendiamo pazienti il volo. Ma quanta pazienza ci vorrà! Ci fanno imbarcare con mezzora di ritardo, e una volta sull’aereo il comandante ci informa che per problemi dell’aeroporto dovremo fare scalo a London Stantsed per fare riferimento. Morale, arriviamo a Pisa con due ore di ritardo, con gioia di mio padre che è venuto a prenderci. E quindi via, sulla Lilla, che ci riporta a casa in una calda notte di fine maggio. Il bilancio è estremamente positivo, nonostante tutti i piccoli inconvenienti incontrati, perché la compagnia è stata ottima, i posti stupendi, e il fascino della terra d’Irlanda ha controbilanciato i tiri mancini del suo implacabile cielo. Non mi resta che citare ancora una volta la canzone dei Modena City Ramblers, Un giorno di pioggia, cha non sono riuscita più a togliermi dalla testa dopo che il mio ultimo sguardo alla verde Erin è stato velato da lacrime di commozione. ♪~♪~♪~♪
♪~♪~♪~♪
Erinsong
I am the wind that blows over the sea
I am the wave of the ocean
I am the murmur of the billows
I am the ox of the seven combats
I am a vulture on the rock
I am a ray of the sun
I am the fairest of plants
I am a wild boar in valour
Come with me, I'll show you eternity
This magical ring, it holds the key to everything
Our faerie land, the forests and mountains you see
Created by magic, cast from the Gods and the Sidhe
I am a salmon in the water
I am a lake in the plain
I am the craft of the artificer
I am a word of science
I am the god that creates
In the head of man the fire of thought
I am the spear-point cast in battle
I am the druid, I am the God
Come with me, I'll show you eternity
This magical ring, it holds the key to everything
Our faerie land, the forests and mountains you see
Who shows the place where the sun goes to rest if not I?
Cruachan
♪~♪~♪~♪
E mi è tornato in mente di avere scritto qualcosa, appena rientrata dalla vacanza fatta nel 2006 con una coppia di amici.. lo avevo scritto per mettere online alcune foto, ma in fin dei conti a cosa serve un blog se non apubblicare ciò che si scrive?
In ritardo, dopo un anno e mezzo, ecco che vede le luci della riblata questo resoconto.
Enjoy.
Addio, addio e un bicchiere levato al cielo d'Irlanda e alle nuvole gonfie.
Un nodo alla gola ed un ultimo sguardo alla vecchia Liffey e alle strade del porto.
Un sorso di birra per le verdi brughiere e un altro ai mocciosi coperti di fango,
e un brindisi anche agli gnomi a alle fate, ai folletti che corrono sulle tue strade.
Hai i fianchi robusti di una vecchia signora e i modi un po' rudi della gente di mare,
ti trascini tra fango, sudore e risate e la puzza di alcool nelle notti d'estate.
Un vecchio compagno ti segue paziente, il mare si sdraia fedele ai tuoi piedi,
ti culla leggero nelle sere d'inverno, ti riporta le voci degli amanti di ieri.
E' in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,
il vento dell'ovest rideva gentile
e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
mi hai preso per mano portandomi via.
Hai occhi di ghiaccio ed un cuore di terra, hai il passo pesante di un vecchio ubriacone,
ti chiudi a sognare nelle notti d'inverno e ti copri di rosso e fiorisci d'estate.
I tuoi esuli parlano lingue straniere, si addormentano soli sognando i tuoi cieli,
si ritrovano persi in paesi lontani a cantare una terra di profughi e santi.
E' in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,
il vento dell'ovest rideva gentile
e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
mi hai preso per mano portandomi via.
E in un giorno di pioggia ti rivedrò ancora
e potrò consolare i tuoi occhi bagnati.
In un giorno di pioggia saremo vicini,
balleremo leggeri sull'aria di un Reel.
Modena City Ramblers
♪~♪~♪~♪
Il Cielo d'Irlanda
Il cielo d'Irlanda è un oceano di nuvole e luce
Il cielo d'Irlanda è un tappeto che corre veloce
Il cielo d'Irlanda ha i tuoi occhi se guardi lassù
Ti annega di verde e ti copre di blu
Ti copre di verde e ti annega di blu
Il cielo d'Irlanda si sfama di muschio e di lana
Il cielo d'Irlanda si spulcia i capelli alla luna
Il cielo d'Irlanda è un gregge che pascola in cielo
Si ubriaca di stelle di notte e il mattino è leggero
Si ubriaca di stelle e il mattino è leggero
Dal Donegal alle isole Aran
E da Dublino fino al Connemara
Dovunque tu stia viaggiando con zingari o re
Il cielo d'Irlanda si muove con te
Il cielo d'Irlanda è dentro di te
Il cielo d'Irlanda è un enorme cappello di pioggia
Il cielo d'Irlanda è un bambino che dorme sulla spiaggia
Il cielo d'Irlanda a volte fa il mondo in bianco e nero
Ma dopo un momento i colori li fa brillare più del vero
Ma dopo un momento li fa brillare più del vero
Il cielo d'Irlanda è una donna che cambia spesso d'umore
Il cielo d'Irlanda è una gonna che gira nel sole
Il cielo d'Irlanda è Dio che suona la fisarmonica
Si apre e si chiude con il ritmo della musica
Si apre e si chiude con il ritmo della musica
Dal Donegal alle isole Aran
E da Dublino fino al Connemara
Dovunque tu stia ballando con zingari o re
Il cielo d'Irlanda si muove con te
Il cielo d'Irlanda è dentro di te
Dovunque tu stia bevendo con zingari o re
Il cielo d'Irlanda è dentro di te
Il cielo d'Irlanda è dentro di te.
Fiorella Mannoia
Kyx
commenti (1)
Cari viandanti, ["L'archetipo rappresenta in sostanza un contenuto inconscio che si è trasformato attraverso una presa di coscienza e per il fatto di essere stato percepito, e ciò proprio nel senso di quella consapevolezza individuale nella quale si manifesta. [...] gli archetipi si manifestano come personalità che agiscono nei sogni e nelle fantasie. [...] Può accadere che le figure archetipiche si liberino del tutto da ogni controllo cosciente, conseguendo piena indipendenza" C.G. Jung].
Ecco dunque la "lupacchiotta ubriaca in letargo", solitaria per le vicissitudini della vita, bisognosa del branco per indole. Spontanea e orgogliosa, arrogante, maliziosa, pigra. Amante della notte e dei corpi celesti, fortemente dominata dalla Luna e dall'Acqua, potenti simboli del principio femminile e dell'inconscio.
Giocare a D&D
Starmene in panciolle sul divano con un libro davanti La cioccolata!! Cazzeggiare su internet
La mia stessa arroganza, e quella degli altri Gli UtOnti di Ogame e BiteFight Non poter dormire fino a tardi per andare al lavoro Al momento sono decisamente presa con i Within Temptation Amo da tempo immemorabile gli Helloween e i Blind Guardian, anche se non sono soddisfatta dei loro ultimi album Star Wars: A New hope Star Wars: The Empire Strikes Back Star Wars: Return of the Jedi Lady Hawke Pitch Black uhhh.. categoria interessante.. preferisco andare per autori, e al limite ogni tanto vi metto un titolo in particolare! ^_^ J.R.R. Tolkien, il maestro Frank Herbert, colui che mi ha portato ad amare la cannella in modo quasi maniacale Laurell Hamilton, il suo Anitaverse è davvero coinvolgente e sensuale Anne McCaffrey, i draghi, i draghi Ursula LeGuin, accendere una candela è gettare un'ombra, e la mano sinistra delle tenebre è la luce Anne Rice, perchè i suoi vampiri resteranno sempre inarrivabili Jack Williamson, compratemi tutta! Michael Moorcock, sangue ed anime per il mio signore Arioch! Richard Matheson, lui è leggenda
Vi porgo il mio umile benvenuto in questo piccolo rifugio, luogo che aspira ad essere una nicchia per lo svago di quanti percorrono queste moderne Wilderness.
Finalmente ho deciso di ululare al mondo chi è Kyx, chi si nasconde dietro a questo nick quasi impronunciabile, chi si cela dietro a questa maschera lupina.
Kyx è nata nel 1993 come firma per i miei disegni, gli skizzi e le ingenue frasi da diario. Da allora ha iniziato a sviluppare una personalità propria, catartica e archetipica
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